Chiesa dei Santi Faustino e Giovita a Siviano

Dopo aver esplorato Carzano ci dirigiamo verso il borgo di Masse dominato dal Santuario di San Rocco. Procedendo il nostro percorso in direzione di Siviano ci imbattiamo nella Parrocchia dei Santi Faustino e Giovita.

Parrocchia Santi Faustino e Giovita, Monte Isola

Sul versante occidentale di Monte Isola, esattamente sulla collina di Siviano, si erge la Parrocchia di Siviano, dedicata ai santi Faustino e Giovita. Edificata nel XVI secolo come unica navata secondo il resoconto della visita pastorale del 1567.

Dopo essere stata ricostruita tra il 1735 e il 1754, la chiesa fu benedetta nel 1759 e consacrata definitivamente nel 1946. Per raggiungerla, si deve affrontare una ripida scalinata. Una parte della struttura è sostenuta da due solide muraglie in pietra che fungono anche da fondamenta per il sagrato, regalando una vista panoramica spettacolare sulla regione circostante.

Chiesa dei Santi Faustino e Giovita di Siviano: l’esterno

La facciata, a un ordine, preceduta da un elegante pronao d’impianto classico (1759), è divisa in tre parti da lesene tuscaniche con due nicchie vuote nel registro mediano e una finestra rettangolare con cornici e cimasa mistilinea. Sul coronamento si ergono tre pinnacoli, recuperati dalla chiesa precedente, che reggono delle croci in metallo. Anche il portale in marmo di Rezzato (1759) ha lesene tuscaniche decorate a candelabro, concluse da triglifi, e termina in un frontone mistilineo comprendente una targa a foglia d’acanto, sormontata da una conchiglia, con iscrizione dedicatoria.

La torre campanaria, costruita nel 1700 con blocchi regolari di pietra medolese, si distingue per la sua eleganza e solidità, utilizzando le fondamenta di una struttura precedente. La sua disposizione è perpendicolare rispetto all’ingresso principale. All’interno, l’ambiente è particolarmente luminoso e segue una pianta centrale complessa, con una cupola sostenuta da quattro archi a tutto sesto. Le pareti, dalla forma curvilinea che smussa gli angoli, contribuiscono a creare un’atmosfera accogliente. Il presbiterio è caratterizzato da una volta a calotta, aggiungendo un tocco di imponenza all’insieme architettonico. Le elaboratissime cornici in stucco che adornano la volta e le pareti richiamano modelli di monumentalità tipici dell’architettura romana. 

Chiesa Parrocchiale di Siviano: gli interni 

Gli affreschi risalenti al Settecento, che decorano queste superfici, sono probabilmente opera di vari maestri itineranti lombardi, tra cui potrebbero esserci artisti comacini o ticinesi. Questi pittori, molto attivi lungo le rive del Lago d’Iseo e nella Valle Camonica, non sono ancora stati identificati in modo definitivo, ma potrebbero essere associati alla famiglia degli Scotti. 

Nei dipinti murali del corpo centrale della chiesa, possiamo ammirare scene come la Cacciata dei mercanti dal tempio sulla parete di fondo, l’Adorazione dei Magi sull’entrata principale e l’Ingresso in Gerusalemme sul lato opposto. Altri dipinti includono Giuditta che uccide Oloferne, la Gloria dei santi Faustino e Giovita nel catino e raffigurazioni degli Evangelisti nei pennacchi. Nel presbiterio, sulla volta, troviamo dipinti raffiguranti la decapitazione dei santi titolari e, nei pennacchi, gli strumenti dei loro martiri successivi, mentre la lunetta di fondo ospita una raffigurazione della Trinità.

Oltre all’altare maggiore, realizzato in marmo policromo tra il XVIII e il XIX secolo, dove troviamo una pala d’altare più antica raffigurante la Madonna della Ceriola con il Bambino in gloria e i santi Faustino e Giovita, attribuita a un pittore del XVII secolo proveniente da Palma, ci sono altri quattro altari nella chiesa. Ognuno di essi è incastonato in uno spazio scavato nelle pareti curve e circondato da raffinati stucchi bianchi e dorati.

La pala più antica, un’Ultima Cena del 1651, è un’espressione firmata da Ottavio Amigoni, uno dei pittori più originali del Seicento bresciano. Il suo apprendistato presso le corti delle città padane come Modena e forse Mantova ha plasmato il suo stile, lasciando un’impronta indelebile sulle opere del territorio del Sebino. Nell’altare a sinistra dell’ingresso, troviamo una pala attribuita a Bernardino Bono, pittore bresciano del Settecento, noto per la sua formazione sotto l’ala di Marcantonio Franceschini. Quest’opera sembra riecheggiare un tema già affrontato da Giovan Battista Pittoni nel 1737 per San Giorgio a Brescia, ora ospitato nel Museo Diocesano locale.

Un altro artista di spicco, con uno stile più vigoroso rispetto a Bono, sembra essere l’autore della successiva pala, che rappresenta Cristo in gloria insieme alla Vergine, a san Giuseppe e ai santi Antonio di Padova, Luigi Gonzaga e Vincenzo Ferrer. Presso l’altare del Rosario, una statua moderna della Madonna col Bambino occupa una nicchia; circondata, seppur a distanza, dai Misteri, alcuni dei quali risultano mancanti. Queste opere potrebbero essere assegnate ad Antonio Gandino, un pittore bresciano attivo nei primi decenni del Seicento, o forse a suo figlio Bernardino.

Le cappelle di fronte al presbiterio sono un tripudio di bellezza settecentesca. Altari in marmo commesso, ornati con teste di cherubini, putti, angeli e rilievi bianchi, incantano lo sguardo. Un tocco insolito: le due acquasantiere, anch’esse finemente decorate con commesso su sfondo nero. Risale invece al Rinascimento il fonte battesimale. Infine, una nicchia con cornice intagliata e dorata, forse opera dei Fantoni del Seicento, custodisce una scultura lignea di Sant’Antonio abate.